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    Dunque è pronta l’ennesima (e non creduta) giustificazione che potrebbe legittimare l’ennesimo atto di crudeltà verso gli animali. In questo caso i temuti, aggressivi, pericolosissimi, voracissimi e criminali cinghiali (sono caduto anche io nella trappola antropomorfica!!!).

    Avevo appena terminato di deprecare la filosofia della politica bolzanese che, in deroga alla normativa nazionale, ha discutibilmente autorizzato l’abbattimento di un certo numero di marmotte ogni anno quando leggo che la lungimirante Regione Lombardia sarebbe intenzionata a sferrare un attacco in grande stile verso i temuti cinghiali, ricorrendo finanche ad aspiranti Robin Hood.

    Si legge infatti nei lanci di agenzia che per far fronte all’emergenza cinghiali, Regione Lombardia valuterà anche «l’utilizzo dell’arco come strumento ecologico per attuare la selezione», tra i «metodi per il controllo delle popolazioni». Saranno inoltre valutate misure atte ad abbattere cinghiali anche «al fuori degli orari e dei giorni previsti dalla normativa nazionale per la caccia».

    Invero sono diverse le realtà regionali che da tempo si interrogano su come risolvere questo “flagello” del ventunesimo secolo e questo ci da una misura di quanto siamo “attrezzati” per risolvere altri e forse più impegnativi problemi.

    Quello che stupisce (invero fa proprio incazzare) è il modo di procedere. Approssimativo, senza una strategia seria, ignorando contributi importanti e qualificati che permetterebbero di comprendere in modo scientifico il problema, le sue origini e i sistemi di contrasto.

    Non è mia intenzione minimizzare, ben consapevole che un problema esiste. Sarebbe però onesto ammettere che il problema lo ha creato l’uomo, non il cinghiale. Quest’ultimo si comporta da cinghiale, noi spesso ci limitiamo a disporre della sua vita come quella di tutti gli altri animali.

    Prima facciamo in modo che il cinghiale sia ben presente nelle nostre campagne così da fare divertire i cacciatori e gli amanti del relativo ragù, poi quando perdiamo il controllo della situazione creiamo il panico così da promuovere opportuni provvedimenti normativi che hanno il solo scopo di rendere contenta la comunità la quale ha la sensazione che sia stata fatta una legge importante su un tema non oltremodo differibile.

    Del resto già Plutarco nel “De esu carnium” sottolineava come l’essere umano non si cibi di felini ma di animali innocenti, che hanno collaborato durante la loro vita servendo all’uomo. E aggiungeva che l’infernale sfruttamento e l’uccisione degli animali innocenti preparano lo sfruttamento degli uomini, la rapina, il saccheggio, la guerra.

    La caccia, invocata oggi come risolutiva, era considerata arte preparatoria alla guerra.

    Come dice il simpatico Renzo Arbore: meditate gente, meditate!!

    Avv. Filippo Portoghese
    Avvocato del Foro di Milano, è portavoce di Animal Law e referente del servizio di consulenza legale dedicato agli animali presso Altroconsumo.

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