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    È finalmente arrivato il momento di scrivere qualcosa sull’animale che personalmente reputo il più elegante, il più affascinate e il più misterioso.

    Vi confesso che l’ultima delle qualità che ho elencato per me non è stata sempre facile da apprezzare: il mio rapporto con i felini non è infatti partito nel migliore dei modi: da piccolissima mi sono imbattuta in uno splendido gatto persiano della mia nonna paterna che, ahimè, aveva il terrore dei bambini. Non posso dire quindi che è stato amore a prima vista perché il povero gatto quando mi vedeva non faceva altro che soffiarmi contro! Lui se ne stava sempre sul davanzale della finestra della cucina e io non mi avvicinavo mai.

    Crescendo e razionalizzando ho superato la paura e oggi riesco ad avvicinarmi senza avere più il terrore. Sin da piccola però continuo a farmi questa domanda: se avessi mai avuto un gatto lo avrei tenuto sempre in casa o lo avrei fatto uscire per farlo gironzolare fuori?

    Conoscendomi avrei una paura incredibile nel farlo uscire temendo che non torni più a casa. La differenza la può fare il luogo in cui si vive: fuori città certamente ci sono meno pericoli e il gatto può divertirsi nei prati, ma in città non è troppo pericoloso farlo uscire?


    Il gatto in condominio: sì o no?

    L’altra domanda da porsi è: se vivo in un condominio come posso far uscire il gatto e soprattutto è consentito? Facciamo un pò di chiarezza.

    La risposta è assolutamente sì ma vediamo come. Iniziamo dicendo che ogni proprietario può utilizzare la parte comune dell’edificio a suo piacimento, rispettandone l’uso e il godimento altrui.

    Normalmente è consentito agli animali domestici, accompagnati dal condomino-proprietario, fare ingresso anche in luoghi condominiali aperti alla sosta e/o al transito dei condomini.

    Per evitare conflitti, però, quando il gatto esce dagli spazi privati ed entra in contatto con altre persone e/o animali domestici, i condomini-proprietari devono adottare tutte le misure necessarie per rispettare le norme igieniche, di quiete e sicurezza così da non ledere la libertà degli altri condomini. 

    Questo quindi significa che sono assolutamente legittimi tutti gli avvisi che impongono di rimuovere le deiezioni del gatto nelle parti comuni prevedendo anche delle sanzioni a carico dei trasgressori.

    Foto: noreefly su iStock

    Ogni proprietario che possiede un gatto è responsabile di qualsiasi danno che l’animale provoca ad altri, a meno che dimostri che ci sia stato un evento imprevedibile a provocarlo.

    Per esempio: se il gatto scappa ed entra in casa del vicino danneggiando divani o altri mobili, il proprietario del gatto dovrà sicuramente risarcire il danno. Il principio dunque è che se il nostro gatto sfugge al nostro controllo saremo responsabili dei danni.

    Se invece il vicino è allergico e cadono dei peli del gatto, non dovremo risarcire i danni patiti a causa dell’allergia, a meno che lui dimostri che superano la normale soglia di tollerabilità e che ci sia un rapporto diretto tra causa ed effetto.

    Chiariti gli aspetti di ciò che il nostro gatto può fare e non fare e fino a dove può muoversi, affrontiamo adesso un altro argomento importante: i gatti randagi.


    La cura dei gatti randagi

    Non si può escludere la presenza di gatti randagi che alcuni condomini decidano di curare.

    Legittima è anche l’occupazione di uno spazio comune del condominio per installare delle piccole costruzioni per i gatti randagi qualora lo spazio occupato sia marginale rispetto alla grandezza dell’aera, nel rispetto delle norme igieniche e della salubrità dell’ambiente.

    In linea generale, non si può impedire di aiutare i gatti randagi ma chi si occupa di ospitare una colonia felina nel cortile di casa dovrà evitare il degrado delle aree comuni, tenendole pulite, rimuovendo gli avanzi di cibo e dei relativi contenitori, limitando al massimo anche i rumori e danneggiamenti. 

    Di conseguenza il condomino “amante” dei randagi deve accollarsi l’obbligo di tenere pulita l’area, evitando il rischio di cattivi odori, sporcizia e l’arrivo di altri animali (topi, formiche, ecc.).

    Occorre ricordare che attirare gatti randagi con ciotole di cibo può costituire molestia se i gatti, vagando per il condominio, s’introducono negli appartamenti degli altri condomini.

    Infine chi decide di tenere in casa un elevato numero di gatti randagi, con modalità tali da arrecare gravi sofferenze, in ragione delle condizioni di sovraffollamento, può commettere il reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura.


    Riflessioni finali

    Avere tanti gatti in casa non è per nulla vietato, ma seguite l’esempio di Freddy Mercury che ne aveva moltissimi e li trattava come dei veri e propri ospiti, curandoli e rispettandoli.

    Per concludere, condivido un piccolo pensiero: nella mia vita ho avuto la gioia e il privilegio di conoscere i cani, ormai diventati l’altra metà di me.

    Non ho ancora avuto il piacere di scoprire il mondo felino ma il giorno in cui lo farò, voglio essere davvero alla loro altezza.

    Guardare un gatto è come guardare il fuoco: si rimane sempre incantati (Giorgio Celli)

    Foto di copertina: Nataliia Pyzhova su iStock

    Avv. Cristiana Cesarato
    Avvocato civilista in Torino e addestratore cinofilo di 1° livello ENCI. Blogger per passione e per difendere un grande sogno: il riconoscimento del diritto degli animali come un diritto costituzionalmente garantito.
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