Altro

    “Il cane e il filosofo. Lezioni di vita dal mondo animale”, di Leonardo Caffo

    Una recensione del nuovo lavoro del filosofo, edito da Mondadori.

    “La rivoluzione nel piatto”, di Sabrina Giannini

    La Giannini non fa sconti e resta diretta come è sempre stata nei suoi lunghi anni di denuncia giornalistica. Ed. Sperling & Kupfer, 204 pagine.

    “Giustizia Selvaggia”, di Mark Bekoff e Jessica Pierce

    Una guida preziosa per comprendere quanto il mondo misterioso degli animali sia più vicino a noi di quanto possiamo immaginare.

    “La poltrona di ginepro”, di Mauro Morandi

    Il racconto dell'esperienza di vita del "guardiano" dell'isola di Budelli. Edito da Rizzoli, 255 pagine, 18 euro.

    “Il dolore degli innocenti”, di Enrico Moriconi

    Enrico Moriconi, prima di essere il Garante dei Diritti Animali della Regione Piemonte è un medico veterinario di esperienza, più volte...

    Ho iniziato a leggere questo libro convinto che si trattasse di una furba operazione commerciale. Autore giovane ma con una già affermata popolarità e autorevolezza. Tema di assoluto richiamo e non poco utilizzato. Titolo e sovraccoperta accattivanti.

    La iniziale pruriginosa curiosità che mi accompagna nelle prime pagine cede presto il passo ad una autentica condivisione di quello che l’autore vuole raccontare utilizzando in modo opportuno la forma narrativa della focalizzazione interna variabile. Caffo (Edo) e il suo cane, Pepe. E’ la loro storia, il loro incontro, la loro vita vissuta uno dentro all’altro. Senza l’altro ma con l’altro. Inseparabili anche se lontani. Edo diviso tra Milano e Torino, lontano dalla sua Catania dove invece rimane Pepe. Una narrazione intrecciata che si cala negli stati psicologici dei due personaggi, fino alla loro anima. Che ci racconta cosa loro vedono, sentono, pensano. Invitandoci, credo volutamente, ad alcune riflessioni profonde sul rapporto umano- non umano. Perché questo è il libro.

    Cosa può significare per un cane trovarsi in una casa senza i suoi simili, lontano dalla natura, in un ambiente estraneo e doversi costringere a una vita che non ha mai scelto?  Pepe risponde a questa domanda “abbaiando” che per loro (animali) la libertà più grande è sempre una qualche forma di prigionia. Che senso ha, si chiede sempre Pepe, la libertà per una specie che è nata solo per essere vicina a quella umana?  E si arrabbia tantissimo quando sente dire che a loro (sempre animali) mancherebbe solo la parola dal momento che agli umani non crede manchi abbaiare.

    Invece, ricorda Edo, il silenzio degli animali talvolta può essere assordante e la presunzione nostra (umani) di volere tradurre in parole il loro silenzioso linguaggio dimostrerebbe la nostra incapacità di saperli osservare in profondità.

    “Il cane e il filosofo” racconta una storia come tante, in qualche passaggio forse indugia eccessivamente nel tratteggiare la vita privata di Edo, il suo vero o cercato pessimismo. La sua disillusione per tutto e tutti. Ma attraverso questa storia di vita e di amore reciproco, ripeto molto simile a tante altre anche nell’epilogo, doloroso, l’autore dissemina nelle piacevoli pagine, che si leggono una via l’altra, senza eccessivi appesantimenti filosofici, spunti di riflessione molto seri. Che mi auguro siano colti dai più, come  quando Pepe ricorda ad Edo che nulla è per sempre e che quando si può essere felici, bisogna esserlo subito e senza rimandare. Le seconde occasioni sono un lusso che non appartiene ai viventi.

    Grazie Pepe, anche da parte mia che non ho avuto il piacere di conoscerti.

    Avv. Filippo Portoghese
    Avvocato del Foro di Milano, è portavoce di Animal Law e referente del servizio di consulenza legale dedicato agli animali presso Altroconsumo.

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