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    Lockdown: come l’hanno vissuto gli animali?

    Il respiro di sollievo delle altre specie e della Terra

    Il paradosso della fauna selvatica ferita

    I centri di recupero sono in condizioni disperate a causa della mancanza di finanziamenti ma nessuno ne parla e sembra volersene occupare.

    Sproloqui (o no) da clausura

    Alcune riflessioni sulle origini del coronavirus, sulla gestione dell'emergenza, sul lockdown e su quella strana incoerenza degli animalisti

    L’inquinamento atmosferico sopra di me, l’assenza di morale intorno a me

    Queste due realtà riempono il mio animo di preoccupazione e angoscia nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse.

    Crisi di coppia e animali: commento a due importanti sentenze di merito

    di Margherita Pittalis Professore di Diritto privato dell'Università Alma Mater di Bologna e avvocato del foro di Bologna.

    di Rosalba Nattero, Presidente SOS Gaia

    Nel momento di emergenza per la pandemia in cui gli esseri umani hanno alternato momenti di creatività a momenti di panico per il futuro incerto, gli esseri senzienti di altre specie si sono presi una boccata di libertà.

    Ed è proprio vedendo la gioia manifestata dalle altre specie che ci si rende conto del disastro che la specie umana ha compiuto ai danni degli animali. Gli animali si sono riappropriati del pianeta e da questo ci possiamo accorgere di quanto il genere umano sia stato invasivo, privando le altre specie di tutti i loro spazi.

    Non credo che sia sfuggito, a chi abita in città, il canto felice degli uccelli che sembrava esaltare il silenzio degli umani.

    Ci sono state commoventi immagini sui social che testimoniavano questo giubileo straordinario, un saturnale in cui i ruoli si rovesciavano: loro liberi, noi in gabbia. Un momento, purtroppo per loro,  temporaneo. 

    A Venezia una coppia di germani reali ha deciso di costruire il suo nido sul pontile di attracco dei vaporetti in Piazzale Roma. Nelle acque della laguna, tornate trasparenti come mai si erano viste, sono stati avvistati migliaia di pesci.

    A Milano sui Navigli deserti un magnifico cigno nuotava indisturbato, mentre le lepri si riprendevano i parchi e saltellavano felici anche nel cuore della città.

    Al porto di Cagliari, davanti alla centralissima via Roma, tra i pontili o lungo le rive della spiaggia  capitava di vedere il profilo dei delfini che danzavano a pelo d’acqua. Durante il lockdown i mammiferi, rassicurati dall’assenza di barche in movimento, si sono spinti fin sotto la prua delle barche all’ormeggio.

    Oltre alla presenza di delfini, colpisce l’acqua meno oleosa. Sembra scontato che nei porti le acque debbano essere per forza sporche con la patina oleosa. Purtroppo, passata l’emergenza è facile prevedere che tutto torni come prima, anche se i rimedi, tanto per i porti di Cagliari, quanto per i canali di Venezia, ci sarebbero: per pulire il mare esistono ad esempio prodotti cosiddetti “mangia petrolio”.

    Sempre in Sardegna diversi cinghiali sono stati visti per le strade di Sassari, probabilmente per via dello strano silenzio e dell’assenza di persone. In cerca di cibo, gli animali sono stati immortalati in diverse zone deserte della città, incluse alcune vie centrali.

    A Malcesine, in Alto Adige,un’anatra è stata vista passeggiare tranquilla in una piazza, mentre un caprone scorrazzava per le vie della città.

    E mentre noi eravamo bloccati a casa, le mucche sarde si rilassavano in spiaggia: succedeva a Berchida, in una spiaggia frequentata dalle mucche che si trova in territorio di Siniscola, nel Nord-Est della Sardegna in provincia di Nuoro. Le vacche ci vanno ogni anno, durante la transumanza, ma questa volta le immagini facevano effetto per la totale assenza dell’essere umano.

    L’emergenza è mondiale, e il sollievo degli animali ha attraversato tutto il pianeta.

    Una volpe in un giardino della periferia londinese. Foto: Dgwildlife/iStock

    Ha fatto scalpore sui social la notizia dei 14 elefanti asiatici che si sono ubriacati in un villaggio deserto della Cina. Il gruppo di pachidermi in cerca di cibo sono andati in esplorazione in un villaggio cercando mais e visto che tutti gli umani erano chiusi in casa, si sono intrufolati in una villa, solo che invece del mais hanno trovato mais fermentato. Hanno bevuto 30 litri di vino di mais e si sono presi una sbornia. Li hanno trovati tutti e 14 addormentati.

    In  Giappone sono stati osservati cervi locali a Nara Park mentre scendevano in strada in cerca di cibo. Di solito, il parco brulica di turisti, poiché i cervi Sika che vivono lì sono un’attrazione locale. I turisti di solito comprano i cracker venduti nel parco con lo scopo specifico di nutrire i cervi, tuttavia, poiché il numero di visitatori è precipitato nelle settimane del lockdown, i cervi sembravano non avere altra scelta che vagare fuori dal loro territorio per trovare qualcosa da sgranocchiare.

    Da quando è iniziata l’emergenza coronavirus i livelli di smog si sono drasticamente abbassati: le immagini satellitari della Nasa e dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, mostrano una drastica riduzione delle emissioni di biossido di azoto.

    Insomma, il pianeta sta concedendosi un grande respiro “pulendosi” poco a poco.

    Ma dopo?

    Passata l’emergenza Coronavirus, cosa si può fare per mantenere il miglioramento? Sarà bastata questa pausa di riflessione per renderci conto che se non cambiamo radicalmente stile di vita avremo ben altre emergenze?

    Saremo in grado di mettere al primo posto il valore universale della salute, sia dell’uomo che del pianeta e degli animali?

    Al di là delle considerazioni morali, del collegamento coronavirus e allevamenti intensivi si occupano ormai studiosi di tutto il mondo. Ed è anche ormai noto che gli allevamenti di animali da reddito sono una delle maggiori cause di inquinamento ambientale.

    Ogni secondo vengono tagliati circa 2 acri di foresta pluviale e la causa principale di questa distruzione sono gli allevamenti intensivi: gli alberi vengono tagliati per fare spazio alle colture dei mangimi destinati agli animali.

    Una drastica riduzione del consumo di carne può salvare il pianeta. Anche le grandi catene alimentari lo hanno capito, o almeno hanno capito che la gente è sensibile all’argomento, e corrono ai ripari inventando hamburger vegetali. 

    Sarà difficile tornare al “mondo di prima”. Questa crisi epocale verrà ricordata nei libri di storia, verranno fatte ogni sorta di ipotesi sulle vere origini, ed è utopistico pensare che in breve tempo tutto tornerà normale. Niente sarà più come prima, non l’economia, non la società.

    Ma ci auguriamo che questa fermata, questo silenzio indotto, ci porti a costruire un mondo migliore, non più basato sulla sistematica depredazione delle risorse e soprattutto, non basato sulla sofferenza atroce degli animali. La stragrande maggioranza delle persone non vuole questo. Dobbiamo farlo capire anche a chi ha in mano le sorti del pianeta. O almeno provarci.

    Foto di copertina: Rural Explorer su Unsplash

    Le opinioni espresse in questo articolo appartengono esclusivamente all'autore e non sono riferibili all’associazione.

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