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    Il circo senza animali, il circo del futuro – Torino, 6 marzo 2019

    Esiste l’arte del circo (che non prevede più l’utilizzo degli animali) e un’arte esiste se vi è un progetto che si trasforma in opera.

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    Mai convegno è stato tanto attuale quanto quello che ieri si è svolto nel capoluogo Piemontese, presso il Palazzo della Regione. Si è discusso della possibilità che esista un circo senza animali. E lo si è fatto a poche ore di distanza dalla notizia che l’iter legislativo teso alla graduale eliminazione degli animali dai circhi, iter che pareva essere definitivamente evaporato, avrebbe ripreso una certa forma.

    Facendo finta di crederci, è certo che il circo del futuro sarà quello senza animali. Non per volontà umana, magari anche legislativa, ma per l’ineludibile trascorrere del tempo. Che si chiami circo moderno o contemporaneo (senza animali) oppure circo tradizionale(con animali), coloro che ancora oggi affermano il valore sociale del secondo mentono sapendo di mentire. I dati sono impietosi. Il botteghino lo è ancora di più.

    Non è un caso che sia stata Torino ad ospitare un convegno avente questo tema dal momento che la Regione Piemonte si distingue per l’avanguardia di una certa politica animalista. Ne è riprova che proprio in queste ore viene presentata al Consiglio Regionale una proposta di stanziamento di fondi finalizzato alla trasformazione di una forma di circo ormai in agonia in quella che deve essere una espressione artistica vera e propria.

    E il punto è proprio questo. L’utilizzo degli animali all’interno dei circhi è solo una componente di quella che è una crisi più profonda che si è definitivamente infiltratasotto ogni tendone.

    Una contrapposizione tra circo tradizionale e circo contemporaneo (sull’esperienza francese) è probabilmente una inutile endiadi terminologica. Esiste l’arte del circo (che non prevede più l’utilizzo degli animali) e un’arte esiste se vi è un progetto che si trasforma in opera. L’antico numero circense non deve essere più solo fine a se stesso ma deve diventare una vera e propria esibizione, funzionale ad una forma di espressione artistica. Il trapezista o il funambolo devono coniugare la loro abilità ad altre componenti dell’arte quale danza o recitazione. Torino lo ha capito. E ha capito che perché ciò avvenga servono contributi economici importanti sol pensando che oggi il Piccolo Teatro di Milano percepisce una quota di contributi pari a quella percepita da tutto il settore circense.

    Ainostalgici dell’utilizzo degli animali vi ha pensato il Dott. Enrico Moriconi, Garante per la Regione Piemonte della tutela e diritti degli animali. Affermare chegli animali nei circhi possono essere utilizzati se trattai bene costituisce un evidente ossimoro ha precisato Moriconi. Oggi l’etologia ci racconta quello che «ci dicono o vorrebbero dirci» gli animali utilizzati nei circhi o detenuti negli zoo. E di quello che ci racconta l’etologia dobbiamo necessariamente tenere conto, pur prendendo in seria considerazione tutte le altre problematiche derivanti da un superamento di quello che è il c.d. circo tradizionale.

    Altrimenti affermeremmo una superiorità o preferenza degli interessi degli uomini sugli animali. E davvero non si sente il bisogno di questa ennesima dimostrazione che, aggiungo io, ha rappresentato motivo di curiosità e successo di un circo ormai finito.

    Avv. Filippo Portoghese
    Avvocato del Foro di Milano, è portavoce di Animal Law e referente del servizio di consulenza legale dedicato agli animali presso Altroconsumo.

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