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    Il binomio cane-bambino come ausilio dello sviluppo evolutivo

    Sono molteplici i contributi che un bambino può ricevere nella relazione con un cane o con un gatto, sin dalla più tenera età, tanto che spesso si notano delle carenze nei bambini che non hanno avuto questa opportunità.

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    Innanzitutto il cane per il bambino nei primi sei anni di vita rappresenta una base sicura in grado di rafforzare la sua autostima e autoefficacia e di aiutarlo a intraprendere avventure conoscitive uniche ossia differenti da quelle offerte dalla base sicura umana.

    Il binomio cane-bambino si è dimostrato essere un ausilio dello sviluppo emotivo e relazionale soprattutto nei bambini più piccoli.
    Sono molteplici i contributi che un bambino può ricevere nella relazione con un cane, al punto tale che possiamo dire che spesso si notano delle carenze nei bambini che non hanno avuto questa opportunità. Nessuna meraviglia peraltro: sono almeno 30.000 anni che l’essere umano convive con il cane e sono solo cinquant’anni che abbiamo abbandonato la società rurale.

    Come secondo aspetto la relazione con un cane aiuta i processi di decentramento e rafforza alcune disposizioni come l’empatia, la comprensione dei bisogni, l’altruismo, la propensione al prendersi cura, l’organizzazione metodica e responsabile dei processi, come la diligenza e la dedizione.

    Inoltre dover comunicare con il cane sviluppa competenze non verbali come la corretta postura, la disposizione spaziale, la fluidità gestuale, la psicomotricità, la mimica facciale, l’elaborazione della prosodia coverbale. La relazione con il cane influenza inoltre le caratteristiche collaborative del bambino, gliele trasmette in modo diretto per osmosi perché il cane vive in una condizione di continua concertazione, in un’affiliazione basata sul fare squadra. Ma la collaborazione nasce anche in maniera indiretta dalle abitudini che si assumono con il cane, per esempio imparare a portarlo a guinzaglio o anche solo strutturare un gioco. Infine non vi è dubbio che questa relazione arricchisca l’immaginario del bambino, non solo perché il cane esprime modelli differenti rispetto a quelli umani, ma altresì perché vivere con un cane significa avere un rapporto più stretto con la natura e di conseguenza con la biodiversità.

    Parlando dell’approccio del bambino a cani e gatti, la presenza attiva dei genitori è ovviamente fondamentale.
    Il ruolo del genitore è di capitale importanza, soprattutto nei confronti dei più piccoli, vale a dire fino ai cinque anni di vita, quando cioè la relazione va sempre vigilata da parte di un adulto. Occorre evitare qualunque forma di incidente. I più piccoli infatti tendono a mettere in atto comportamenti non appropriati, come il montare in groppa, tirare la coda, mettere le dita negli occhi e via dicendo, per cui il genitore deve essere in grado d’intervenire tempestivamente. Inoltre, quando i bambini sono piccoli, rischiano sempre di cadere e di farsi male e a volte basta solo un po’ di esuberanza nell’animale, magari suscitata proprio dal bambino, perché il tutto possa trasformarsi in un incidente o in un malestro. Infine occorre vigilare sui giochi, perché spesso un gioco non corretto può dar luogo a situazioni pericolose. Questo ovviamente ha la precedenza su tutto, ma esistono altri due motivi per cui la presenza attiva del genitore è assolutamente necessaria.

    Innanzitutto, il genitore deve far desiderare l’adozione di un cane o di un gatto tramite l’aspettativa e preparando il bambino all’accoglienza in casa dell’animale. Non si deve trasmettere l’idea del giocattolo e soprattutto il messaggio che appena si formula il desiderio – magari perché il bambino ha visto un cucciolo in tv o passando davanti alla vetrina di un negozio d’animali – si viene accontentati. Adottare un animale significa prima di tutto prepararsi all’accoglienza, proprio come a una nascita.
    In secondo luogo, il genitore deve saper trasmettere alcuni messaggi e stili che sono fondamentali sia per il bambino che per il benessere dell’animale. Il bambino infatti, preso dall’eccitazione, non si rende conto quando è il momento di lasciar riposare il suo nuovo amico, quando occorre rispettare la sua privacy – per esempio mentre mangia o, appunto, mentre riposa – quali siano le sue esigenze fondamentali in termini di acqua e di cibo, come educarlo e dargli delle abitudini corrette. Il genitore deve insegnare al bambino il rispetto, perché mentre l’amore e il coinvolgimento sono sentimenti naturali e spontanei, il rispetto viceversa richiede conoscenze che il bambino non può possedere e che gli vanno insegnate.


    Roberto Marchesini
    Filosofo, etologo, zooantropologo, saggista e fondatore di SIUA (Istituto di formazione zooantropologica).

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