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    C’era un volta… un gatto!

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    Lo stato del corpo e le emozioni del cane

    Attraverso le emozioni l’animale è come se colorasse il mondo: a seconda di come si sente interiormente, il mondo assume tonalità diverse.

    Il binomio cane-bambino come ausilio dello sviluppo evolutivo

    Sono molteplici i contributi che un bambino può ricevere nella relazione con un cane o con un gatto, sin dalla più tenera età.

    Il rapporto con le altre specie rappresenta per il bambino un’opportunità formativa unica, troppo spesso ignorata o non tenuta in sufficiente considerazione dagli adulti che, mentre si preoccupano di mandare il proprio figlio ai corsi più disparati, non sono viceversa disposti a impegnarsi minimamente per favorire l’incontro con la natura. Si tratta di una scarsa considerazione che ha profonde radici culturali e che ha visto un netto peggioramento nell’età contemporanea.

    L’uomo di oggi si è come ripiegato su se stesso e ritiene di poter essere autosufficiente nel costruire le sue qualità; ritiene, cioè, che il mondo della natura non abbia più nulla da insegnargli. Siamo abituati a banalizzare gli animali, a considerarli cioè come esseri inferiori, da disprezzare o al contrario da trattare come se fossero dei piccolini da proteggere, comunque non assumibili come interlocutori e meno che mai come ispiratori o maestri. Ci siamo costruiti un’idea distorta del cammino della civiltà, nella convinzione che il nostro sia stato un percorso mitico di lotta contro una natura ostile.

    In realtà, l’uomo si è sempre abbeverato alla fonte della biodiversità; gli animali, con la loro diversità esistenziale, ci hanno ispirato delle dimensioni di vita ancor prima di insegnarci delle strategie operative: osservare il volo degli uccelli significa prima di tutto pensare di poter volare e poi, ma solo in un secondo tempo, cercare di imitarli per poterlo fare. In tal senso, possiamo dire che gli animali hanno allargato il progetto esistenziale dell’essere umano, tanto nell’ambito espressivo – pensiamo alla danza, alla musica, alla moda, tutte chiaramente riconducibili a un farsi animale – quanto in quello operativo, giacché, come diceva Democrito, l’uomo ha imparato tutte le tecniche dagli animali.

    La zooantropologia, disciplina che studia la relazione tra l’uomo e gli eterospecifici (gli altri animali) e soprattutto i contributi che le altre specie ci hanno dato per fare di noi quello che siamo, si pone l’obiettivo di sensibilizzare la cultura e la società nel suo insieme circa l’importanza di questo rapporto e, pertanto, di valorizzare il ruolo dell’animale nella formazione complessiva dell’essere umano. In particolare, va denunciata l’assoluta negligenza del nostro tempo circa il bisogno del bambino di relazionarsi con la biodiversità per costruire alcune delle qualità più autentiche dell’essere umano.

    Anche l’immaginario, lo strumento più prezioso a disposizione della persona per affrontare gli scacchi della vita e progettare un futuro per sé, viene sostenuto e favorito dalla relazione con gli altri esseri viventi, perché di fatto la biodiversità costituisce una sorta di grande catalogo di soluzioni: forme, colori, suoni, profumi, strumenti, funzioni, strategie, adattamenti… si dispiegano davanti al bambino suggerendogli idee e possibilità.

    Osservando gli animali, il bambino capisce meglio il proprio corpo, ne riconosce i ritmi e le funzioni, lo accetta e ne accresce la consapevolezza. Gli animali ci insegnano come la relazione tra generi sia prima di tutto corteggiamento, ossia capacità di presentazione corretta, di incontro pacificato e di concertazione, e questa è sicuramente la migliore educazione sessualeche ci possa essere.

    Alcuni animali, come il cane, sviluppano nel fanciullo le competenze sociali di incontro, affiliazione, collaborazione di gruppo: pensiamo all’importanza di questi insegnamenti per prevenire il fenomeno del bullismo e per favorire l’integrazione multiculturale. Ma soprattutto il rapporto con le altre specie fa comprendere ai ragazzi il valore della diversità, limitando le tendenze neofobiche e xenofobiche, una plusvalenza non solo di tipo sociale ma altresì per l’individuo, che vivrà meglio la relazione con la complessità della nostra società contemporanea.


    siua_logo

    Siua, Istituto di Formazione Zooantropologica, nasce a Bologna nel 1997 da un’idea di Roberto Marchesini, etologo e fondatore della zooantropologia, la disciplina che si occupa della relazione tra l’essere umano e le altre specie, e studioso di scienze cognitive. Ben presto questo progetto ha visto l’adesione di molti ricercatori e oggi il parco docenti interni di Siua è molto vasto comprendendo una molteplicità di aree professionali. Fin dal suo esordio, Siua si propone di sensibilizzare sul valore della relazione con la natura, attraverso progetti didattici per le scuole e attraverso la formazioni di professionisti in grado di favorire tale incontro. I valori di Siua possono essere riassunti nel concetto di empatia: riconoscere l’importanza delle caratteristiche di specie, cercare una consonanza accogliendo i bisogni e le istanze, rimarcare il principio del rispetto.

    Roberto Marchesini
    Filosofo, etologo, zooantropologo, saggista e fondatore di SIUA (Istituto di formazione zooantropologica).

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