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    La comprensione è molto importante nel processo di apprendimento, ma purtroppo non sempre viene considerata come converrebbe. Innanzitutto occorre sottolineare che nell’apprendimento il cane acquisisce la capacità di risolvere una soluzione di scacco che precedentemente lo metteva in difficoltà, per esempio il modo di raggiungere un target o di uscire da una condizione che lo infastidiva. Secondo l’approccio cognitivo apprendere vuol dire acquisire una nuova ricetta solutiva – definita col termine di “euristica”, che significa per l’appunto “chiave solutiva” – applicabile al problema in questione ma altresì disponibile a essere provata di fronte ad altri problemi simili. Il punto centrale del nostro ragionamento è che pertanto l’apprendimento implica sempre un problema, nello stesso rapporto che c’è tra una domanda e una risposta.

    A volte i problemi sono molto semplici e di conseguenza lo sforzo di comprensione è minimo. Altre volte è necessario più tempo, anche attraverso momenti di concentrazione alternati a distrazione. Cerchiamo allora di capire prima di tutto cos’è un problema. Qualunque soggetto che si trovi in uno stato problematico quando desideri qualcosa e sia impedito nel raggiungerla o quando sia sottoposto a fastidi o a pericoli, non sa come evitarli. Il problema può pertanto essere considerato uno stato di disagio temporaneo dovuto a una sfasatura tra dove si trova il soggetto e dove vorrebbe essere, per esempio a portata del target o lontano dalla fonte di fastidio. Il problema è quindi uno spazio, ma non in termini geometrici: uno scimpanzé che voglia raggiungere le banane appese a tre metri sul soffitto ha una difficoltà diversa da un altro scimpanzé che ha le banane a tre metri fuori dal recinto giacché nel primo caso il problema è “come avvicinarsi alle banane” nel secondo “come avvicinare le banane”.


    Comprensione del problema

    Parliamo di requisiti strutturali del problema, vale a dire la comprensione della situazione del problema e della tipologia di ostacoli che lo contraddistingue. Sappiamo, per esempio, che col cane si fanno esercizi che gli richiedono lo stare fermo, come il seduto o il resta, altri che chiedono il guardare, come i permessi e le richieste, altri ancora che chiedono un’azione operativa diretta, come un giochino di “problem solving”. Si tratta di “situazioni problema” differenti che il cane prima di tutto deve capire entrando nel problema. Anche gli ostacoli presentano determinate caratteristiche in termini di risposta all’operazione solutiva o di resistenza a questa. La comprensione riguarda, pertanto, la capacità di entrare nel problema capendone i requisiti strutturali al fine di porre in atto le migliori ricette solutive che si hanno a disposizione. Per aiutare l’individuo nella difficile azione di comprensione è necessario tenere ben presenti i fattori che ne aiutano la buona riuscita da quelli che viceversa la contrastano.


    L’importanza della motivazione e del gioco

    Per comprendere è prima di tutto necessario un buon livello di motivazione ovvero di desiderio di uscire dalla “condizione problema” e compito di un buon educatore è quello di accrescere il valore della condizione da raggiungere, mantenendo alta l’aspettativa del cane e parimenti agendo sulle sue strutture motivazionali prevalenti, per esempio il predatorio o il perlustrativo, il collaborativo o il competitivo. Tale condizione di apertura verso il problema prende il nome di “ingaggio motivazionale” e di solito viene realizzata attraverso l’apertura di una cornice di gioco.  È molto facile che invitando al gioco si aprano nel soggetto proprio le motivazioni prevalenti. Il punto di partenza è comunque che non c’è apprendimento senza partecipazione attiva del soggetto. L’educatore deve perciò evitare di far cadere la motivazione del cane nella “situazione problema”.


    Le emozioni positive aiutano

    Il secondo fattore da tenere in considerazione è lo stato emozionale, perché in genere possiamo dire che le emozioni negative bloccano la proposta solutiva o distolgono il soggetto dal problema, mentre le emozioni positive lo aiutano a perseguire i propri obiettivi. In questo senso l’azione di incoraggiamento e di sollecitazione ludica ha anche lo scopo di mantenere acceso lo stato emozionale più adeguato. Il terzo fattore riguarda il livello di attivazione complessivo del soggetto o “stato di arousal” che riguarda innumerevoli parametri come l’eccitazione, la sensibilità, la prontezza, etc. Ogni problema richiede il livello corretto di arousal per aiutare il soggetto alla soluzione, perché un conto è giocare a freesby, un conto è fare un problem solving. Certi problemi richiedono un arousal medio-alto perché si fondano sull’attenzione e sulla tempestività, altri hanno bisogno di un arousal più contenuto perché basati sulla concentrazione e sulla riflessività. Ma l’aspetto più importante della comprensione riguarda le conoscenze che il soggetto possiede circa la situazione problema e le caratteristiche degli ostacoli. È molto importante che il soggetto venga posto in modo graduale di fronte alle difficoltà, cioè proponendogli problemi che possa superare rispetto alle conoscenze che possiede, onde evitare che possa scoraggiarsi. La comprensione si nutre anche di autoefficacia, vale a dire di sicurezza in sé e occorre far di tutto perché il cane non la perda abbandonando il problema.


    Roberto Marchesini
    Filosofo, etologo, zooantropologo, saggista e fondatore di SIUA (Istituto di formazione zooantropologica).

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