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    “Manifesto per un animalismo democratico”, di Simone Pollo

    Il nuovo saggio del Prof. Simone Pollo esplora premesse e conseguenze di un nuovo tipo di animalismo, definito "democratico" dall'autore.

    Simone Pollo, come aveva fatto in un suo precedente libro (“Umani e animali: questione di etica”) affronta e sviluppa in questo nuovo lavoro temi fondamentali e assolutamente divisivi, delineando i tratti distintivi di quello che definisce una proposta di animalismo democratico.

    Il titolo non lascia indifferente chi ormai da tempo si sforza di comprendere o interpretare (sempre) di più quello che accade all’interno di un universo (l’animalismo) in cui tanti presumono di sapere già tutto e magari, ma questa è una mia personalissima opinione originata da alcune conclusive riflessioni dello stesso autore, si tratta solo di “costruzioni teoriche visionarie”.

    Simone Polllo in una prima parte del libro ripercorre la storia dell’evoluzione del pensiero animalista, del rapporto umani-non umani, dalle sue origini sino ai giorni nostri.

    Quindi prospetta, come detto, quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di un animalismo democratico, nelle sue premesse e quindi inevitabili conseguenze, sino alla soggettività in capo ai non umani.   

    La democrazia declinata dal Prof. Pollo è quella che si basa sul confronto di esperienze differenti e di opinioni contrastanti che, da sole, alimentano il progredire della stessa società. Uno spazio di confronto plurale, di dissenso, di rifiuto di ogni assolutismo. Purtroppo si tratta di un principio spesso ignorato dal momento che, sempre a mio non richiesto parere, è ancora feroce la negazione del dissenso da modi di vivere e pensare differenti o ritenuti “giusti”.

    In un capitolo dedicato proprio al “dissenso e alla protesta” l’autore si interroga su quali siano i modi accettabili dell’esercizio del dissenso sotto forma di protesta.

    La conclusione cui giunge è che un riconoscimento giuridico (processuale) di una qualche forma di giustificazione di manifestazione del dissenso può agire come propulsore per l’adeguamento dell’impianto normativo esistente. L’osservazione della quotidiana realtà delle cose ne è assoluta conferma.

    L’autore individua come necessario presupposto di una società liberaldemocratica quei fenomeni di civilizzazione e  miglioramento sociale che  originano dal basso, da quella che Pollo chiama “fioritura” degli individui rifiutando invece una imposizione normativa espressione di una difficile ingegneria sociale.

    Quella impossibilità a trasformare (oggi) l’uguaglianza morale tra umani e non umani in uguaglianza politica e giuridica eliminando ogni forma di sfruttamento animale si realizzerà attraverso trasformazioni sociali che dal basso condurranno le istituzioni ad apportare modifiche. Un animalismo democratico che secondo l’autore è promozione — nell’alveo delle interazioni umano-non umano — di pratiche di “cura” degli animali, di attenzione alle loro sofferenze, alle loro libertà e che non è, sottolinea Pollo, mera compassione o “welfarismo”. Non si tratterebbe però, ammonisce l’autore, di scelte opzionali quanto di concreti avanzamenti della società democratica che hanno nella “visibilità e trasparenza” delle forme di utilizzo da parte degli umani precisi prerequisiti.

    Tra queste forme di utilizzo oltre alla produzione alimentare vi è la sperimentazione animale la cui abolizione, immediata e ad ogni costo, non potrebbe essere obiettivo di un animalismo democratico che riconosce come la vita di una società liberale e democratica sia articolata nella convivenza e bilanciamento di una pluralità di beni promossi dalla ricerca medica. Animalismo democratico che, allo stesso tempo, non può non ambire ad assicurare maggior benessere agli animali coinvolti sino a individuare misure alternative ad essa sperimentazione.

    È questo, tra i tanti, uno dei passaggi più importanti e delicati del libro.

    Sono diverse le forme di utilizzo degli animali che, sempre secondo una prospettiva di animalismo democratico, potrebbero essere abolite poiché ricondurrebbero alla schiavitù, concetto non legato a quello di proprietà secondo Pollo. Una di queste, manco a dirlo, è il circo dove spiega l’autore — e non se ne può non condividere l’assunto — non si realizza alcun bilanciamento di beni e interessi come nella produzione o sperimentazione ma si fortifica unicamente una visione antropocentrica del rapporto umano-non umano non oltremodo sostenibile. Meno intuibile, solo apparentemente, sarebbe invece la relazione con gli animali d’affezione. Qui l’autore tocca un tema delicato per la sensibilità di molti ma che, ancora una volta, mi vede in totale assonanza.

    Il tema è quello della selezione artificiale (qui in ambito canino) e delle nefaste conseguenze alle quali si condannano i nascituri (sul tema anche “Che razza di bastardo”, di Massimo Raviola).

    L’animalismo democratico guarda anche agli animali ai quali nessuno vuole guardare (a sol titolo di esempio: cinghiali, nutrie, ratti, piccioni) e nei cui confronti si conducono vere e proprie guerre in nome di ragioni sanitarie e di decoro. Pollo sostiene che queste guerre disvelino una non sopportazione del pluralismo delle forme di vita e dunque siano contrarie allo spirito di coabitazione e tolleranza delle diversità che un animalismo democratico, invece, presuppone.


    Premesse e conseguenze di un animalismo democratico.

    Tra le seconde, come anticipato, la soggettività in capo agli animali.

    È noto che secondo la nostra tradizione giuridica l’obbligazione attiva e passiva attiene solo agli umani dal momento che la titolarità di un diritto è subordinata alla condizione di essere umano potendo solo questi azionarla. Salvo ricorrere, per analogia, all’istituto della rappresentanza pensando ai c.d. casi marginali anche se non poche sono le obiezioni che si potrebbero avanzare. Pollo sul tema giunge alla considerazione che secondo una prospettiva di animalismo democratico appare criticabile la rappresentanza processuale delle associazioni animaliste le quali laddove si costituiscano parti civili non garantirebbero quella imparzialità e condivisione di criteri riferibili a procedure istituzionalizzate come è in tema di sperimentazione animale. Non è certo questa la sede per sviscerare il tema il cui interesse è intuibile ma è altresì doveroso segnalare come l’autore ritenga opportuno che le richiamate associazioni si “limitino” a rendere evidenti, segnalandoli come meritevoli di tutela, gli interessi in gioco che poi dovranno essere elaborati (dal basso) dalla pluralistica società democratica.

    Un libro, quello del Prof. Simone Pollo, che offre tanti pregevoli spunti di dibattito su temi primari per chi, a diverso titolo, si confronta con la relazione tra esseri non umani e umani. Che diventano preziosi spunti di riflessione per chi quotidianamente cerca di rendere effettiva quella visibilità e trasparenza delle forme di utilizzo degli animali non umani da parte degli umani.

    Foto di copertina: Arnav Pratap Singh su iStock
    Filippo Portoghese
    Avvocato del Foro di Milano, è referente di Animal Law Italia per la città metropolitana di Milano, nonché referente del servizio di consulenza legale dedicato agli animali presso Altroconsumo.

    "Manifesto per un animalismo democratico", di Simone Pollo