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    Il tragico destino dei bovini stipati su due navi

    Costretti a vivere per mesi in condizioni al limite, gli 864 bovini ancora a bordo della Karim Allah verranno soppressi.

    Quello che sta accadendo ai bovini partiti a dicembre scorso dalla Spagna e diretti in Turchia è un qualcosa che si può definire un attentato alla vita, all’animalità.

    Questi soggetti sono stati rifiutati da più paesi nel Mediterraneo, perché dichiarati infetti da febbre catarrale e molti di loro in questi mesi sono morti di stenti. Una delle due navi, la Karim Allah, è attraccata a Cartagena, in Spagna, dallo scorso venerdì, in attesa che gli animali vengano abbattuti come è stato disposto dalle autorità spagnole, mentre l’altra nave, la Elbeik, sembra sia tornata in Spagna domenica.

    Il motivo della soppressione degli animali è che i veterinari inviati dal Governo spagnolo li hanno dichiarati non idonei ad essere nuovamente trasportati, poiché in pessime condizioni fisiche. Il direttore e l’avvocato della Talia Shipping Line, gestore della Karim Allah, sono contrari all’abbattimento degli animali e vogliono curarli e trovare un nuovo proprietario.

    Questi animali sono stati trattati come merci, meri prodotti da trasportare da una parte all’altra senza considerare il loro essere dei soggetti senzienti. Purtroppo, questo è ciò che accade quando il valore di una vita si misura in base alla sua utilità, al suo essere produttiva e quindi si perde di vista ciò che è realmente, ovvero un individuo la cui vita dovrebbe essere considerata importante in quanto tale.


    Perché gli animali considerati “da allevamento” hanno un trattamento diverso rispetto ad altri?

    Nell’immaginario collettivo tendiamo a catalogare gli animali in ordine di importanza: ci sono gli animali di serie A e quelli di serie B. I primi sono quelli che vengono considerati da compagnia, dunque perlopiù cani e gatti, mentre nei secondi rientrano gli animali allevati, quelli utilizzati a scopo di ricerca e tutti gli animali che in qualche modo sono utili all’uomo.

    Il solo fatto di collocare in diverse categorie gli animali non umani condiziona molto la nostra visione e il nostro modo di trattarli. Pertanto, quando immaginiamo un bovino o un maiale, ci viene naturale pensare che siano nati apposta per produrre carne o latte, perché fin da piccoli ci è stato detto così.

    Pensiamo che siano sulla terra per il solo ed unico scopo di fornire a noi un alimento e questo perché viviamo in una società fortemente antropocentrica. Questi preconcetti ci impediscono di avere una visione antispecista, in cui ogni animale, umano e non, ha il diritto di fare esperienze, esplorare e vivere una vita di qualità.

    Roberta Michelle Perla
    Etologa, attivista presso la LAV, facilitatrice nel rapporto umano-animale, ha collaborato con L’ASL di Pinerolo (TO) per il controllo del benessere animale negli allevamenti intensivi.