La Cina vieterà il consumo di carne di cane e di gatto

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Aggiornamento: il 26 maggio è stata diffusa sul sito del Ministero dell’Agricoltura una versione aggiornata dell’elenco delle “risorse genetiche di bestiame e pollame”, che esclude i cani dalla lista di specie per le quali è consentita la riproduzione, l’allevamento, la compravendita e il trasporto per finalità commerciali. Per maggiori informazioni, leggi questo nuovo articolo.


Per la prima volta, il Governo cinese interviene sull’utilizzo di cani e gatti per finalità alimentari. Questo importante progresso fa parte delle contromisure all’epidemia provocata dal nuovo coronavirus, proveniente con molta probabilità dai pipistrelli e che si ritiene possa essere saltato verso la nostra specie attraverso un altro animale selvatico allevato dall’uomo, che ha agito da “ospite intermedio”, probabilmente nel mercato di specie esotiche di Wuhan. Come prima risposta all’epidemia, la Cina aveva temporaneamente vietato l’allevamento, la vendita e il consumo di specie selvatiche e revocato tutte le licenze esistenti, un primo passo verso un divieto generalizzato.

Adesso la Cina si prepara a compiere questo passo ulteriore: sul sito del Ministero dell’Agricoltura e degli Affari rurali è stato infatti pubblicato l’avviso di una consultazione pubblica sul nuovo “catalogo nazionale delle risorse genetiche di bestiame” (qui l’originale in cinese), nel quale sono elencate tutte le specie di “bestiame” che possono essere allevate per finalità alimentari, per produrre pellicce, oppure per scopi sportivi, militari e medicinali. Tra le specie commestibili sono inclusi suini, bovini, ovini, equini, cammelli, conigli, pollame, alpaca, cervi e renne, mentre non compaiono cani e gatti, sebbene siano ancora allevati in alcune parti del Paese.

La relazione accompagnatoria precisa che non si tratta di una dimenticanza: il Ministero riconosce che grazie al «progresso della civiltà umana» nel resto del mondo i cani sono considerati animali da compagnia e non più bestiame e che il loro status giuridico deve cambiare anche in Cina. Il documento è “aperto ai commenti” e quindi in una fase di consultazione popolare fino all’8 di maggio, dopodiché verrà inviato al Congresso del Popolo (il Paramento cinese) al fine di completare l’iter legislativo e trasformarlo in legge: i commentatori dichiarano che si tratta di un passaggio quasi formale, in quanto il Congresso si limita a sancire quanto già deciso dal partito.

Nel gigante asiatico è esplosa da circa un ventennio una vera e propria passione per la carne di animali selvatici, considerata esotica e ricercata. In aggiunta, una minoranza della popolazione continua a consumare carne di cani e gatti, soprattutto in certe zone e in occasione di ricorrenze. Le immagini del festival di Yulin, che si svolge ogni anno nel mese di giugno, sollevano ogni anno l’indignazione di milioni di persone. Vengono consumati animali allevati per tale scopo, oltre a cani e gatti randagi; sono stati persino segnalati veri e propri rapimenti di animali d’affezione, come denunciato da Animals Asia al termine di un estensivo lavoro di indagine.

Secondo in sondaggio svolto da Humane Society International, circa il 70% della popolazione non ha mai mangiato questo tipo di carne e ben 51% sarebbe favorevole al divieto. Per quanto riguarda il festival di Yulin, l’avversione sale al 64%. Nonostante soltanto una piccola percentuale della popolazione consumi questi animali, la Cina ha 1,4 miliardi di abitanti e secondo le stime di HSI nel Paese ogni anno verrebbero uccisi per finalità alimentari dai 10 ai 20 milioni di cani.

A inizio mese la municipalià di Shenzen — la quarta città più popolosa della Cina, con quasi 13 milioni di abitanti, situata a pochi chilometri dal confine con la regione amministrativa speciale di Hong Kong — aveva già vietato il consumo di carne di cane e gatto, mossa seguita pochi giorni fa anche da Zhuhai (1,5 milioni di abitanti).

Oltre alla Cina, cani e gatti sono ancora consumati in Vietnam e Corea del Sud, anche se in quest’ultimo Paese il consumo è in rapido declino, soprattutto tra le nuove generazioni, in parallelo con la diffusione dei cani come pets.

Alessandro Ricciutihttp://www.alessandroricciuti.it
Avvocato, attivista, presidente di Animal Law Italia.

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