Dal Pakistan una importante sentenza: “Kaavan libero”

Riconosciuti i diritti legali degli animali dello zoo di Marghazar.

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Dal Pakistan una importante sentenza: “Kaavan libero”

Una storia a lieto fine che potrà rivelarsi molto importante in futuro nella battaglia per il riconoscimento...

Una storia a lieto fine che potrà rivelarsi molto importante in futuro nella battaglia per il riconoscimento dei diritti degli animali.

“Kaavan”, elefante di 36 anni — ricoverato presso lo zoo di Marghazar, in Pakistan — adesso finalmente, dopo quattro anni di battaglie, potrà uscire dalla sua angusta casa per essere ricollocato in un apposito e più idoneo rifugio. Stessa favorevole sorte toccherà a breve anche agli altri animali dello zoo.

A prendere a cuore la storia dell’”elefante solitario” era stata la cantante Cher, che infatti, non ha esitato con un tweet pubblico ad esprimere la sua felicità per questa significativa decisione che, adesso, ci si augura potrà fungere da apripista per l’emanazione di altri provvedimenti similari.

67 importanti pagine con cui il 21 maggio scorso Athar Minallah, Giudice Supremo presso l’Alta Corte di Islamabad, ha rimarcato come gli animali dello zoo di Marghazar avessero “diritti legali” e andassero trasferiti in appositi “santuari” più adatti al loro benessere e alla loro sopravvivenza, anche da un punto di vista etologico.

Una decisione nata dalla constatazione — a seguito delle varie petizioni e rapporti esibiti — delle condizioni “inumane” in cui versavano gli 878 animali ivi ricoverati e in cui, in un apposito punto, il Giudice Minallah ha rimarcato il concetto fondamentale in base al quale ci sia ormai a livello mondiale un consenso generale sul fatto che l’animale non sia e non possa più essere considerato semplicemente una “cosa” o una “proprietà”.

Concetto questo che è apparentemente semplice, ma che purtroppo ancora oggi non è ramificato nelle coscienze di molti e che non trova neanche accoglimento in previsioni normative di rango costituzionale che possano finalmente e definitivamente scindere il binomio apparentemente indissolubile animale –“res” (=cosa).

Confidando invece che quanto prima — come già la giurisprudenza in materia sta facendo a piccoli passi — possa consolidarsi su scala mondiale il riconoscimento degli animali come autentici “esseri senzienti”, e come tali portatori di tutti i più basilari diritti pari per il solo fatto di esser nati ad ogni specie vivente, senza più comode distinzioni od opportunistiche prevaricazioni.

Uno scenario che da oggi, grazie a questa importantissima sentenza, sembra essere un poco più vicino.

Avv. Christian Montanaro

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