Strage di gatti a Samarate: una comune regia?

Difficile pensare che si tratti di gesti isolati, più facile ritenere invece che si tratti di azioni volontarie, premeditate e verosimilmente riconducibili ad uno stesso soggetto.

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Numerosi sono gli episodi di violenza a danno di felini che recentemente si stanno registrando in diverse zone della cittadina lombarda di Samarate e località limitrofe; si tratta di numeri allarmanti: tre gatti trovati morti nello stesso luogo in pochi giorni e diversi i ritrovamenti precedenti che si ritiene possano essere collegati a questi ultimi.

In particolare, infatti, oltre al recente rinvenimento presso la frazione di Verghera delle carcasse di tre felini, apparentemente morti per avvelenamento, la triste conta delle vittime include anche altri tre gatti investiti nelle vicinanze nel periodo ricompreso tra fine gennaio ed inizio febbraio.

Dati ancor più allarmanti se messi in relazione con l’uccisione, risalente a poco più di un anno fa, del piccolo Negretto, gatto nero di sei anni, all’interno della colonia felina sita nei pressi delle scuole primarie di Ferno e con l’aggressione ai danni di una gatta domestica con un’arma ad aria compressa, anch’essa risalente al mese di dicembre del 2019.

Difficile pensare che si tratti di gesti isolati, più facile ritenere invece che si tratti di azioni volontarie, premeditate e verosimilmente riconducibili ad uno stesso soggetto.

Tali episodi non possono essere sottovalutati: oltre ad integrare fattispecie di reato, essi rappresentano un vero e proprio abominio morale, atti di crudeltà gratuita rivolti verso creature indifese.

Chi si macchia di tali condotte è pericoloso socialmente: i fatti di Samarate, oltre a rappresentare un pericolo per gli animali della zona, potrebbero essere il preludio ad un’escalation di violenza che deve essere arginata quanto prima, onde evitare che si manifesti con maggiore ferocia e che, come accade non infrequentemente, possa rivolgersi anche verso le persone.

Fondamentale risulta quindi segnalare gli episodi di violenza e i casi sospetti in modo che possano essere intercettati e perseguiti; al fine di raggiungere tale scopo non è sufficiente l’impegno dei soli operatori del settore, ma è altresì necessario quello dei singoli cittadini che, acquisita la giusta consapevolezza circa la gravità di tali condotte, le segnalino alle autorità competenti.



Cosa fare per segnalare?

Anzitutto occorre specificare che, come chiarito dall’art. 55 comma I del c.p.p., tutti i reati, quindi anche quelli perpetrati a danno degli animali, sono di competenza della polizia giudiziaria; tutti gli organi di P.G. sono pertanto sempre chiamati ad operare – su segnalazione o iniziativa – in presenza di condotte illecite a danno degli animali. (Cass. pen. sez. III – Pres. Gambino – Est. Postiglione – n. 1872 del 27/9/91).

Occorre altresì evidenziare come, al fine di perfezionare una denuncia quanto più completa ed esaustiva, risulti opportuno, ove possibile, allegare all’atto qualsiasi documento che agevoli l’identificazione dei responsabili, quali ad esempio documentazione clinica attestante le condizioni dell’animale, materiale fotografico, filmati, registrazioni, testimonianze di persone informate sui fatti; nei reati a danno degli animali essi assumono infatti una particolare rilevanza sostanziale e procedurale.


Occorrono denunce e non indifferenza

Rimanere impassibili di fronte a tali reati, non denunciarli e permettere così che gli autori degli stessi non vengano perseguiti dalla legge significa ignorare quella che potrebbe essere a tutti gli effetti, mi si permetta il paragone, “una bomba ad orologeria”.

Ritenerli episodi isolati e di poco conto non consente infatti di bloccare il ciclo della violenza che gli stessi innescano, solamente la giusta consapevolezza circa la gravità, non solo morale, che gli agiti crudeli nei confronti degli animali rappresentano permette di contrastare il fenomeno e mettere al riparo i nostri piccoli amici dalle malevole intenzioni di soggetti senza scrupoli

Ilaria Naro
Lavora nell’ambito della formazione. Nel 2018 ha conseguito la qualifica professionale di esperta in psicopatologia giuridica, criminal profiling, psicopatologia e psicodiagnostica forense presentando una tesi sulla crudeltà nei confronti degli animali come indice predittivo di pericolosità sociale.

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