Europa senza gabbie: chiediamo il sostegno del Parlamento UE

Dopo il voto favorevole della Commissione Agricoltura, l’intero emiciclo è chiamato ad esprimersi sull’iniziativa End the Cage Age.

Nel programma della prossima riunione plenaria del Parlamento europeo, convocata a Strasburgo da lunedì prossimo, è previsto un voto sull’iniziativa dei cittadini contro le gabbie negli allevamenti. Il voto è calendarizzato nella mattinata di giovedì 10 ed i risultati verranno resi noti dopo le ore 13:00.

L’intervento della Commissione europea potrà essere tanto più incisivo e rapido tanto maggiore sarà l’appoggio che l’iniziativa “End the Cage Age” riceverà da parte del Parlamento.

Per questo nei prossimi giorni scriveremo una mail a tutti gli eurodeputati italiani, per ricordare l’importanza di questo momento storico, che può portare a un balzo in avanti delle leggi a tutela degli animali: l’abolizione delle gabbie sembra finalmente a portata di mano ed è importante sfruttare ogni occasione per far crescere il supporto alle richieste dei cittadini.

L’allevamento in gabbia rappresenta un sistema oramai antiquato e totalmente incompatibile con il benessere animale, che i cittadini europei chiedono di consegnare alla storia. È stato stimato che ogni anno in Europa oltre 300 milioni di animali trascorrono in una gabbia tutta o gran parte della propria esistenza. Un’esistenza in gabbia determina una negazione delle più elementari esigenze etologiche ed è ed è quindi ben lontana dall’obiettivo di una vita degna di essere vissuta, che rappresenta il traguardo ideale secondo le moderne concezioni della scienza del benessere animale.

Da qui l’urgenza di un intervento normativo della Commissione europea, titolare dell’iniziativa legislativa; intervento che potrà essere tanto più incisivo e rapido tanto maggiore sarà l’appoggio che l’iniziativa “End the Cage Age” riceverà da parte del Parlamento.


La realtà delle gabbie

Le attuali conoscenze scientifiche sull’etologia degli animali hanno dimostrato senza possibilità di smentita che l’allevamento in gabbia rappresenta una inutile violenza verso milioni di animali, incapaci di muoversi e interagire con i propri simili e con l’ambiente circostante, costretti a subire una continua negazione delle esigenze specie-specifiche, tale da provocare sofferenza acuta.

Possiamo spingerci a dire che l’utilizzo delle gabbie è una forma di maltrattamento ancora legale, che non è più accettabile alla luce delle attuali conoscenze scientifiche e dell’evoluzione della sensibilità della collettività.

Emblematico il caso delle galline ovaiole: nelle gabbie “arricchite”, obbligatorie dal 2012 in sostituzione delle gabbie “convenzionali”, è riservato a ciascun animale uno spazio di appena 750 cm2 (contro i 550 cm2 del sistema precedente), che sono comunque poco più delle dimensioni di un foglio A4 (che ha un’area di 624 cm2). Gli arricchimenti ambientali — che consistono in posatoi, nidi artificiali, cassette per la polvere e grattatoi — sono in ogni caso insufficienti non soltanto per completare la loro esistenza ma anche per assicurare la soddisfazione delle esigenze etologiche fondamentali: le galline non possono compiere comportamenti fondamentali come razzolare, costruire un nido, fare il bagno nella polvere e spiegare le ali, appollaiarsi in una posizione elevata (le gabbie misurano appena 45 cm di altezza).

Le scrofe adulte passano in gabbia 9 settimane per ogni gravidanza (5 settimane durante la gestazione e 4 durante l’allattamento) e con una media di 2,5 gravidanze l’anno, trascorrono in gabbia la metà della propria vita adulta. Nelle gabbie spesso le scrofe non riescono a girarsi intorno a sé stesse.

I conigli invece non godono nemmeno di una normativa specifica, attesa in occasione della revisione delle normative di protezione che l’attuale Commissione europea ha inserito tra gli obiettivi prioritari della propria strategia. Già nel 2017 il Parlamento UE aveva votato una specifica risoluzione, nella quale prendeva atto che «i conigli allevati e ingrassati per la produzione di carne nell’UE sono normalmente rinchiusi in gabbie antiquate che non rispettano i requisiti moderni di allevamento e dispongono di uno spazio per coniglio inferiore all’area di due comuni fogli di carta in formato A4».


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