Animal Law alla “Mainstreaming Animal Protection World Conference 2019”

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Animal Law ha partecipato alla prima edizione della “Mainstreaming Animal Protection World Conference”, che si è tenuta a Helsingør (Danimarca) lunedì 30 settembre e martedì 1° ottobre 2019.

L’evento, organizzato dall’associazione danese “Center For Dyrs Forsvar”, ha coinvolto circa 100 esperti selezionati provenienti da 16 Paesi, tutti impegnati a vario titolo (avvocati, accademici, ricercatori, scrittori..) nella promozione dei diritti animali. Tra loro, in rappresentanza di Animal Law, il presidente avv. Alessandro Ricciuti e la responsabile del settore Ricerca, dott.ssa Annalisa Di Mauro. 

La delegazione dell’associazione, unica rappresentanza italiana presente alla conferenza, ha così colto l’occasione per partecipare alla due giorni di formazione, workshop e networking condividendo l’esperienza in tema di tutela legale degli animali, campagne, eventi formativi e ricerca.

Educazione, dignità, media, empatia, politica, attivismo, riconoscimento dei diritti sono stati i principali focus delle relazioni e dei workshop, i quali sono andati tutti verso un’unica direzione: un impegno concreto nella protezione degli animali non è procrastinabile, sia alla luce delle sempre più definite conoscenze e riflessioni sulla condizione degli animali e sulla loro dignità (che va anche oltre l’essere senziente), sia a causa delle rilevanti interconnessioni tra natura, uomo e animali. Opinione comune è che il percorso si disegna come lungo e tortuoso, fatto di piccoli, ma importanti passi in avanti, volti al riconoscimento di una soggettività animale e di diritti inerenti. 

Degli animali ci è ben chiaro il perché è necessaria la protezione, tuttavia ci si confronta ancora con una legge che li considera come oggetti, prodotti, beni e che giustifica spesso la loro sofferenza per motivi economici e culturali: serve quindi non tanto approfondire il “perché”, quanto il “come” proteggerli, in quale modo farne emergere il valore intrinseco, che niente ha a che vedere con il loro valore funzionale per l’uomo. 

È necessario che ognuno, per la sua parte e con le proprie competenze, si rimbocchi le maniche: promuovere la protezione (come obiettivo intermedio) ma soprattutto i diritti animali non può che passare attraverso le nuove proposte di legge, il rispetto delle leggi esistenti, la ricerca in ambito scientifico e morale, la divulgazione e, soprattutto, l’educazione. Si profila, in sostanza, una costellazione di figure ed expertise che, in sinergia, possano portare avanti progetti e programmi dallo squisito sapore multidisciplinare: contaminazioni tra scoperte scientifiche e riflessioni filosofiche, studio della legge e metodologie educative, utilizzo dei media e conoscenza dell’arte, psicologia. 

È bello sapere che negli Stati Uniti esiste una Law School specializzate nel diritto animale, che in Danimarca è prevista una formazione specifica per i poliziotti che devono intervenire nei casi in cui sono coinvolti animali e che è stato creato un importante canale di comunicazione tra la polizia locale e quella dei Paesi nei quali vengono, ad esempio, “prodotti” i cuccioli destinati al mercato europeo, oppure che un docente belga sta approfondendo il concetto di “dignità” (già introdotto, in realtà, nel 2007 dalla nostra italianissima prof.ssa Luisella Battaglia nel suo “Dignità. La nuova frontiera dell’animalismo”).

Lo stimolo principale che emerge dalla due giorni a Helsingør riguarda, quindi, non solo il come promuovere i diritti animali, ma insieme a chi, poiché il fare rete non può far altro che portare qualcosa di buono suggerendo best practices, nuove interpretazioni ma, soprattutto, non facendoci sentire poi così soli nel condurre questa battaglia per la civiltà.

Annalisa Di Mauro

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