L’Islanda rinuncia (forse per sempre) alla caccia alle balene

Alla base della decisione il crollo dell'export e l'ampliamento delle aree marine protette.

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Per il secondo anno consecutivo, nessuna baleniera partirà dall’Islanda e sembra che anche per il futuro i cetacei che vivono al largo dell’isola potranno vivere tranquilli, senza temere di finire arpionati.

La principale società baleniera, la Hvalur hf, ha infatti dichiarato che anche quest’anno non armerà le proprie navi, principalmente a causa del calo dell’export. La società, attiva dal 1948, si era specializzata nell’esportazione di balenottere comuni verso il Giappone e subisce quindi la decisione dello scorso anno del Paese del Sol Levante di riprendere la caccia e di sussidiare le proprie società, rendendo meno competitiva la carne di balena importata ed imponendo parallelamente maggiori controlli.

L’unica altra società ancora formalmente attiva, la IP-Utgerd, aveva annunciato il 24 aprile per bocca dell’amministratore delegato, Gunnar Bergmann Jonsson, che smetterà definitivamente di cacciare balene. La motivazione addotta è che questo tipo di pesca è diventata scarsamente redditizia nelle acque islandesi.

Alla base della decisione di lasciare le baleniere in porto vi è infatti una legge approvata nel 2017 dal Parlamento di Reykjavík, che ha istituito due santuari per cetacei nelle zone di caccia principali. Questo ha reso più costosa l’attività baleniera e le società hanno stabilito che, a conti fatti, non vi erano margini di profitto. Già l’anno scorso le baleniere islandesi erano rimaste in porto, mentre nel 2018 erano state uccise 146 balenottere comuni e sei balenottere minori.

In 1982 la International Whaling Commission (IWC), della quale fa parte anche l’Islanda, aveva stabilito una moratoria alla caccia alle balene a partire dalla stagione 1985/1986, che non è stata revocata e che continua ancora oggi. Nonostante ciò, l’Islanda, la Norvegia e il Giappone hanno ripreso periodicamente a cacciare balene attraverso appositi programmi di “ricerca scientifica”. Per quanto riguarda l’Islanda, la caccia era stata sospesa per 14 anni dal 1989 ed era ripresa l’ultima volta nel 2003.

In questi anni, l’Islanda ha cacciato oltre 1.700 balene, in gran parte balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata) e balenottere comuni (Balaenoptera physalus), le prime per il mercato interno, mentre le seconde esportate in Giappone. In Islanda la carne di balena non è abitualmente consumata, anche se viene servita ai turisti che visitano l’isola. Secondo un sondaggio di qualche anno fa, appena il 3% degli islandesi consuma regolarmente carne di balena, mentre il 75% dichiarava di non averla mai mangiata.

Foto di Pexels–2286921

Alessandro Ricciutihttp://www.alessandroricciuti.it
Avvocato, attivista, presidente di Animal Law Italia.

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