Taglio delle code dei maiali: l’Italia si adegua (forse) alle norme europee

Nonostante le resistenze dell'industria, si inizia finalmente a "sperimentare" quanto già previsto dalla Direttiva suini del 2008.

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Negli allevamenti intensivi, gli animali vivono in condizioni estreme, raggiungendo elevati livelli di stress. Questo li porta a esibire comportamenti violenti verso i propri consimili, soprattutto in assenza di arricchimenti ambientali, quali paglia e materiale manipolabile.

Nei suini, il segnale più comune di stress è la morsicatura delle code ma vi sono anche aggressioni, che provocano ferimenti anche gravi. In alcuni casi, sono stati documentati persino episodi di cannibalismo ai danni dei più deboli e malati.

Per questo motivo, anziché cercare di migliorare il benessere degli animali — che provoca lo stress e quindi causa la morsicatura — nei decenni scorsi gli allevatori hanno pensato bene di iniziare a tagliare le code dei suinetti prima di immetterli nei recinti per l’ingrasso. Si tratta di una soluzione inadeguata, che non incide sulle cause del problema ma sottopone gli animali a una inutile mutilazione, pratica invasiva che li sottopone a ulteriore stress.

Dal 2008 la nuova Direttiva europea sul benessere dei maiali ha quindi vietato questa pratica, tranne in casi eccezionali. Nelle intenzioni del legislatore europeo, quella che era considerata una prassi obbligata nel settore si sarebbe dovuta trasformare in un’eccezione, consentita solo come ultima soluzione qualora l’allevatore dimostrasse di non essere riuscito a ridurre la morsicatura nonostante una serie di azioni positive, la prima tra le quali è l’inserimento di arricchimenti ambientali quali tronchi di legno e altri materiali manipolabili (che gli allevatori definiscono “giocattoli”)1Importanti anche il miglioramento dei parametri di temperatura, umidità e illuminazione; un maggiore controllo della salute; la giusta scelta della dieta; la riduzione della densità, nonché altre azioni più specifiche che nel complesso possono ridurre la morsicatura..

Peccato però che in Italia (e altri Paesi) questa norma sia stata completamente disattesa dalla maggior parte degli allevatori! La prassi illegale ha continuato infatti ed essere legittimata dall’assenza di sanzioni da parte degli addetti ai controlli ufficiali. Quindi sino ad oggi abbiamo avuto suinetti con le code tagliate, oltre a recinti con arricchimenti ambientali quantomeno discutibili per quantità e adeguatezza.

Dopo anni di segnalazioni e la minaccia di apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea, nel 2018 l’Italia aveva finalmente approvato un nuovo piano per il benessere dei suini, che prevedeva il graduale inserimento di suinetti con le code integre a partire dal 1° gennaio 2020. 

Foto di Kenneth Schipper Vera/Unsplash

Oggi quindi le nuove norme non sono ancora pienamente applicate ma si inizia a “sperimentare” quello che già era stato previsto dalla Direttiva del 2008, attuata dall’Italia nel 2011! Da parte nostra, troviamo davvero incredibile che gli allevatori non si siano ancora adeguati alle disposizioni entrate in vigore ben nove anni fa e che le autorità abbiano chiuso un occhio così a lungo. Si tratta di una ennesima dimostrazione che le logiche della produzione prevalgono sul benessere degli animali.

Il settore produttivo ha però reagito a queste nuove disposizioni segnalando al Ministero della Salute la difficoltà di reperire suinetti a coda integra sia in Italia sia da altri Stati membri dell’Unione Europea. Si tratta di un evidente tentativo di ritardare l’entrata in vigore del divieto di taglio delle code, alla quale il Ministero della Salute ha risposto, precisando che i veterinari ufficiali sono tenuti a verificare durante i controlli sul benessere animale l’effettiva presenza nei reparti ingrasso di suini con le code integre. In caso di assenza, «si dovrà procedere alla prescrizione e successiva sanzione in caso di mancata ottemperanza al successivo accasamento».

Qualora il titolare dell’allevamento dichiari di non aver introdotto i suinetti con la coda integra per una presunta indisponibilità da parte del produttore, sarà tenuto a fornire l’evidenza di avere richiesto per iscritto la fornitura di tali gruppi all’allevamento da riproduzione di origine e dovrà inoltre fornire relativa risposta scritta dall’allevamento da riproduzione, opportunamente motivata, oltre alla prova che si è rivolto a più fornitori. Non soltanto: tutte le risposte andranno verificate dai servizi veterinari, per accertarne la veridicità.

Dopo tanti anni di attesa, confidiamo che questa importante presa di posizione del Ministero della Salute possa finalmente far cessare il taglio delle cose, illegale da quasi un decennio.

Il Ministero non nasconde che una spinta in questo senso arriva anche dall’Europa: nella nota del dirigente dott. Borrello si legge infatti che il Ministro della Salute e il Ministro delle Politiche Agricole «hanno ricevuto recentemente dal Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides, un richiamo a migliorare ulteriormente le misure italiane intraprese per la protezione dei suini e a garantire ogni ulteriore sforzo per il pieno adempimento del Piano nazionale triennale emanato nel 2018», con la precisazione che qualora non venissero rispettati gli impegni e le norme di riferimento, si prospettano iniziative legali da parte degli uffici competenti della Commissione europea nei confronti dell’Italia.

Foto di copertina: didesign021/iStock

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