Salmone scozzese: immagini shock dagli allevamenti

Chiediamo una moratoria sull’espansione dell'industria, mentre il governo scozzese intende raddoppiare la produzione entro il 2030.

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Animal Law Italia insieme a una rete globale di ONG in 30 paesi diffonde oggi una nuova indagine sotto copertura svolta da Compassion in World Farming che espone la torbida industria del salmone scozzese.


L’indagine in sintesi

Gli allevamenti ittici, in Scozia come nel resto del mondo, consistono in enormi reti in mare aperto, che somigliano alle gabbie degli allevamenti intensivi, non a caso le problematiche che saltano all’occhio sono molto simili: eccessiva densità ed elevata mortalità.

In Scozia, gli investigatori hanno scoperto anche salmoni mutilati, deformi, scarnificati dai pidocchi, pesci morti che galleggiano nei recinti o moribondi, con alghe che crescevano nelle ferite, abrasioni, infezioni e lesioni: le scene documentate sono agghiaccianti.

In alcuni casi, l’acqua era talmente marrone e torbida da rendere difficoltosa la respirazione per i salmoni. Questo quello che emerge dall’indagine e dal report dettagliato che la accompagna, predisposto insieme alla ONG scozzese OneKind.


Le violazioni riscontrate

Un pesce scarnificato.
© Compassion in World Farming International

CIWF ha condotto le indagini a fine 2020 utilizzando droni e sommozzatori in 22 allevamenti appartenenti ai primi cinque produttori, che rappresentano complessivamente il 96% della produzione. In molti di questi allevamenti sono state trovate gravi infestazioni di pidocchi di mare e alti livelli di mortalità.

Gli investigatori hanno scoperto gravi problematiche legate al benessere dei pesci in diversi allevamenti. In un caso sono stati osservati pesci ai quali mancavano gli occhi e grandi pezzi di carne, insieme ad una serie di altre problematiche. Compassion ha prontamente segnalato queste scoperte all’Animal and Plant Health Agency, ritenendo che queste siano in violazione dell’Animal Health and Welfare (Scotland) Act 2006.

Dall’intera indagine, è emerso che l’allevamento del salmone scozzese viola la legislazione sul benessere degli animali nei seguenti modi:

  • Provoca stress e aumenta l’esposizione a malattie e parassiti.
  • Mette i salmoni a rischio di lesioni fisiche dovute alla manipolazione, al contatto con le attrezzature, all’aggressività e alla predazione.
  • Impedisce comportamenti naturali come intraprendere migrazioni su lunghe distanze.
  • Li costringe a vivere in ambienti con scarsa qualità dell’acqua e ridotti livelli di ossigeno.
  • Infligge ai salmoni trattamenti che li espongono intenzionalmente a temperature note per causare loro dolore e stress, e processi noti per causare lesioni fisiche e morte.

L’impatto dell’industria

Una delle gabbie di un allevamento di salmoni nell’Atlantico scozzese fotografata da un drone.
© Compassion in World Farming International

Con circa 38 milioni di pesci riprodotti in cattività nel 2019, la Scozia è il terzo produttore mondiale di salmone atlantico d’allevamento e l’Italia rientra tra i primi dieci importatori al mondo. Questa attività è identificata come il fiore all’occhiello dell’export britannico, del quale ha rappresentato nel 2019 ben il 26% del totale.

Un’industria che si dimostra non soltanto crudele verso gli animali ma anche pericolosa per l’ambiente. I rifiuti degli allevamenti possono portare a una cattiva qualità dell’acqua e a fioriture algali dannose, inoltre stanno già cambiando la chimica dei sedimenti e uccidono la vita marina sul fondo del mare. Anche i medicinali e le sostanze chimiche, come gli antibiotici e gli insetticidi, vengono rilasciati nell’ambiente, e molti di questi sono noti per essere tossici per i pesci e altri organismi marini, così come per gli uccelli e i mammiferi.

Le infestazioni di parassiti e altri agenti patogeni che si diffondono negli allevamenti possono facilmente diffondersi agli animali selvatici che vivono nelle acque circostanti. I pidocchi di mare, ad esempio, sono parassiti che si nutrono della pelle, del sangue e del muco dei pesci: il loro numero è cresciuto con l’espansione dell’industria del salmone.

Per non parlare dell’impronta ecologica di questa forma di allevamento: i salmoni sono una specie carnivora e ciascuno necessita di circa 350 altri pesci nel corso della sua vita, in gran parte pescati. Si intensifica quindi la pesca eccessiva e l’impoverimento delle acque.


Le richieste delle associazioni

Il tasso di mortalità in alcuni allevamenti era notevole.
© Compassion in World Farming International

Alla luce di tutte queste evidenze, le associazioni chiedono al governo scozzese una moratoria sull’espansione dell’allevamento dei salmoni. Il governo scozzese sostiene un piano per la massiccia espansione che intende raddoppiare la produzione entro il 2030.

«Questa indagine pone anche seri interrogativi sulla compatibilità dell’allevamento intensivo con le esigenze etologiche di questa specie selvatica, che nei suoi geni ha inciso un innato richiamo migratorio», dichiara Alessandro Ricciuti, presidente di Animal Law Italia.

Oltre ad Animal Law Italia, alla coalizione aderiscono le seguenti associazioni italiane: Animal Equality, Animalisti Italiani, CIWF Italia Onlus, ENPA, Essere Animali, Jane Goodall Institute Italia, Marevivo e Sea Shepherd Italia.

Immagine di copertina: Compassion in World Farming International

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