Letizia D'Aronco, Il benessere degli animali negli allevamenti e la normativa europea.

Dott.ssa Letizia D’Aronco, IL BENESSERE DEGLI ANIMALI NEGLI ALLEVAMENTI E LA NORMATIVA EUROPEA. IL CASO DELLE GALLINE OVAIOLE, 2018, Key editore.

Descrizione

Il volume focalizza l’attenzione verso un tema di grande rilievo e attualità, impostosi anche grazie a recenti inchieste sulle condizioni degli animali negli allevamenti intensivi (nonché, seppure esuli dall’ambito di analisi del volume, negli stabilimenti di macellazione e nella fase del trasporto), quale quello del benessere degli animali allevati o custoditi per la produzione di derrate alimentari. La disamina della pronuncia della Corte di Giustizia C-339/13 del 2014, che ha dichiarato inadempiente l’Italia in quanto venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 3 e 5, par. 2, della c.d.”direttiva Ovaiole”, ha dato lo spunto iniziale per rispondere all’interrogativo: come si interfaccia l’Unione europea con il tema del benessere animale?

Gli obiettivi, i principi e il campo d’applicazione della politica dell’Unione europea in materia di benessere degli animali derivano dall’articolo 13 Tratt. FUE, il quale, pur non costituendo una base giuridica per la protezione degli animali, impone agli Stati membri e all’Unione di garantire che, nel quadro di alcune politiche dell’Unione europea, si tengano in considerazione le esigenze di benessere degli animali. Nello specifico, la politica dell'Unione europea in materia di benessere degli animali si avvale di strumenti legislativi, come la normativa orizzontale e verticale riguardante gli animali da produzione alimentare in generale, i vitelli, i suini, i volatili da cortile, le fasi del trasporto e della macellazione, e strumenti non legislativi, come i finanziamenti a favore del benessere degli animali nel quadro del secondo pilastro della Politica agricola comune (PAC), ovvero della Politica dello sviluppo rurale.

Nella normativa europea il benessere animale trova spazio ormai da quasi quarant’anni dettando sia norme di tipo orizzontale (si veda la dir. 98/58/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, riguardante la protezione degli animali negli allevamenti, pubblicata in G.U.C.E. n. L 221 del 8.8.1998, recepita in Italia con il d.lgs. n. 146/2001), ovverosia norme generali riguardo alla protezione degli animali, a prescindere dalla specie, sia norme verticali (si vedano la dir. 2008/119/CE del Consiglio, del 18 dicembre 2008, che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli, pubblicata in G.U.U.E. n. L 10 del 15.1.2009, la dir. 2008/120/CE del Consiglio, del 18 dicembre 2008, che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini, pubblicata in G.U.U.E. n. L 47 del 18.2.2009, e la dir. 2007/43/CE, del 28 giugno 2007, che stabilisce norme minime per la protezione dei polli allevati per la produzione di carne, pubblicata in G.U.U.E. n. L 182 del 12.7.2007), che si occupano delle varie specie animali. Una lacuna facilmente rilevabile consiste nella mancanza di una normativa specifica dell'Unione europea per ogni specie di animali d'allevamento (quali, ad esempio, vacche da latte, bovini da carne, conigli, pesci di allevamento come trote e salmoni, tacchini, quaglie, anatre, ovini, caprini, etc.); come si afferma nel Documento di lavoro dei servizi della Commissione, sintesi della valutazione d’impatto che accompagna il documento Comunicazione della Commis-sione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo sulla strategia dell’Unione europea per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015 ({COM(2012) 6 definitivo} {SEC(2012) 55 definitivo}), «La mancanza di una legislazione specifica e di orientamenti a livello UE rende difficile garantire adeguate condizioni di benessere per alcune categorie di animali (determinate specie di animali di allevamento o cani e gatti).»

Inoltre, come accennato, nell’ambito della Politica agricola comune (PAC) il benessere animale rappresenta uno degli obiettivi espliciti del secondo pilastro, ovvero della Politica dello sviluppo rurale e, per quanto attiene al primo pilastro (si vedano il reg. UE n. 1306/2013, sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 352/78, (CE) n. 165/94, (CE) n. 2799/98, (CE) n. 814/2000, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 485/2008, pubblicato in G.U.U.E. n. L 347 del 20.12.2013 e il reg. UE n. 1307/2013, recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune e che abroga il regolamento (CE) n. 637/2008 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio, pubblicato in G.U.U.E. n. L 347 del 20.12.2013), la concessione dei pagamenti diretti è assoggettata alla bio-condizionalità, cioè al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare, sanità animale e vegetale, benessere e protezione degli animali ed all’obbligo di mantenere la terra in buone condizioni agronomiche ed ecologiche.

Il volume persegue gli obiettivi di analizzare la produzione normativa europea e di mettere in luce le condizioni di vita delle galline ovaiole, dei polli allevati per la produzione di carne, dei vitelli e dei suini nei sistemi moderni d’allevamento intensivo.

Al termine della trattazione si è evidenziato come la ricerca dell'aumento della produttività sia a discapito dei bisogni fisiologici, psicologici ed etologici degli animali allevatied è parso agevole rilevare nella produzione legislativa nazionale e unionale il riconoscimento di due diritti in capo agli animali negli allevamenti: il diritto a vivere un‘esistenza degna, ovverosia non svuotata delle sue prerogative naturali (comportamenti sociali e riproduttivi, reazione ai predatori, alimentazione, cura del corpo, locomozione e altri movimenti, comportamenti spaziali, fase del riposo e del sonno, comportamento neonatale, giovanile, gioco, pratica, esercizio, comportamenti parentali), e il diritto a non soffrire ingiustificatamente.

Al diritto positivo si può, quindi, demandare il compito di promuovere l’animal welfare, superando lo status quoe dando un contributo costruttivo alla qualità di vita degli animali, anche a vantaggio dell’ambiente, della salute umana e della biodiversità.