Animal Law Italia con il comune di Erchie (BR)

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Per il secondo anno consecutivo, Animal Law Italia è partner del Comune di Erchie (BR) in un progetto di Servizio Civile Universale.

Il Servizio Civile, promosso dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale del Consiglio dei Ministri, permette ai volontari tra i 18 e i 29 anni non compiuti di dedicare alcuni mesi della propria vita al servizio di difesa, non armata e non violenta, della Patria, all’educazione, alla pace tra i popoli e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica italiana, attraverso azioni per le comunità e per il territorio. In questo senso, il Servizio civile si conferma come importante occasione di formazione e di crescita personale e professionale per i giovani, che sono un’indispensabile e vitale risorsa per il progresso culturale, sociale ed economico del nostro Paese.

Dopo aver sostenuto lo scorso anno il progetto “Il cielo è sempre più blu”, Animal Law Italia collabora con i quattro operatori volontari del Comune di Erchie nel progetto “Lillo il vagabondo”, finalizzato anche stavolta all’educazione e alla sensibilizzazione dei minori verso la cura dell’ambiente e il rispetto per gli animali.

Un momento della formazione con la dott.ssa Di Mauro

Il progetto prevede diverse iniziative a favore degli amici animali, prima tra tutte l’istituzione di uno sportello denominato “Amico Mio”, attraverso il quale l’Amministrazione e gli operatori volontari daranno informazioni alla cittadinanza sui cani in cerca di casa, su cosa bisogna sapere prima di decidere di prenderne uno, su cosa e come bisogna fare per adottare un randagio.

Durante gli incontri di formazione e di coordinamento del gruppo di lavoro, ampio spazio è stato dato alla normativa ed in particolare alla recente Legge Regionale della Puglia n. 2/2020 che è intervenuta in tema di controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali da affezione, in sostituzione della vecchia Legge 12/1995.

Le attività dello Sportello

Una delle prime iniziative rivolte alla cittadinanza è l’appuntamento dedicato alla microchippatura gratuita. Tra i principali problemi emersi dal confronto dell’Associazione con le istituzioni c’è, infatti, quello dei moltissimi cani di proprietà non identificabili perché non microchippati per i motivi più vari (ignoranza della normativa, timore o non volontà di assumersi la responsabilità che comporta avere un animale domestico, motivi economici). Questa condizione determina problemi di carattere sia anagrafico-amministrativo che di sanità pubblica (umana e animale). Infatti, la microchippatura degli animali domestici è un’azione fondamentale nella tutela dei nostri animali e lo è sotto vari profili.

Sul piano anagrafico-amministrativo, determinare la provenienza e/o la proprietà dell’animale è difficile in caso di mancata microchippatura. Diventa anche complesso stimare il numero dei cani padronali presenti sul territorio e quindi definire correttamente quali siano i servizi necessari da offrire.

Un cane non microchippato e che si smarrisce diventa, suo malgrado, un cane vagante che incrementa il numero dei randagi presenti sul territorio. Sul piano della sanità pubblica, il problema deriva sia dalla possibilità di trasmissione delle zoonosi, ovvero le malattie trasferibili all’uomo dagli animali, che dalla comparsa di malattie anche mortali per il cane stesso.

Inoltre, sul piano dell’ordine pubblico, il rischio di aggressioni e morsicature a persone e animali aumenta, rendendo difficile definire, in caso di animali dei quali non si conosca identità e stato sanitario, le conseguenti profilassi da applicare ai coinvolti.

Sul piano giuridico, si aggiunge l’impossibilità di definire la responsabilità civile e/o penale del proprietario per reati propri e/o per danni causati dal proprio animale. Infatti, la mancata microchippatura dei cani comporta anche una vanificazione della lotta ai reati in danno agli animali (incuria, maltrattamenti, scommesse, combattimenti, commercio clandestino…), così come all’abbandono, poiché non permette di identificarne i proprietari, lasciando ampio margine di azione a chi lucra su di loro, su di loro usa violenza o di loro non si prende cura.

Anche per chi si occupa degli spostamenti degli animali ai fini delle adozioni, la microchippatura è fondamentale affinché, fin tanto che non raggiunga il proprietario definitivo, l’animale abbia una “carta d’identità” che permetta ai volontari di operare nella legalità e all’animale di viaggiare in sicurezza.

Sul piano economico, non potendo restituire un animale smarrito al legittimo proprietario si determinano spese maggiori per la collettività, dovute al recupero dell’animale da parte dei servizi veterinari e al suo mantenimento nel canile.

Soprattutto, sul piano della relazione, da un lato il cane smarrito viene privato della possibilità di poter ritrovare il proprio ambiente famigliare mentre, da parte del proprietario e del nucleo, si assiste alla condizione di forte stress che deriva dall’impossibilità di poter riabbracciare il proprio amico, di sapere dov’è, come sta e con chi. Un randagio, un cane raccolto dai servizi veterinari o in stallo presso dei volontari, potrebbe essere l’animale di qualcuno che, chissà a quanti km di distanza, non si dà pace perché non riesce a ritrovarlo.

Inoculare il microchip è un’azione veloce e indolore, che compie il veterinario, e non ha un costo elevato.
Microchippare il proprio animale non solo è un dovere, ma è una mossa intelligente, che tutela lui e noi dalle possibili conseguenze di uno smarrimento, di una sottrazione, di una fuga.

Ovviamente, dall’altro lato è necessario premere affinché vi sia un sistema (in termini di rete e di banche dati) che permetta di far emergere appieno le potenzialità di questo strumento. Ma questa, ahinoi, è un’altra storia.

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