COMUNICATO STAMPA

Le associazioni contro la proposta dei consiglieri comunali baresi di centrodestra di abbattere i cinghiali che arrivano in città: “Si usino i metodi ecologici previsti dalla legge”

Da diverso tempo si parla di “emergenza cinghiali” a Bari: gli animali, immessi tra il 2000 e il 2002 dall’Atc (Ambito territoriale di caccia) della Provincia di Bari per soddisfare le richieste dei cacciatori, si sono moltiplicati in maniera incontrollata, arrivando da alcuni mesi alle porte della città, in particolare al quartiere San Paolo, con evidenti disagi e rischi per i cittadini. I cinghiali immessi sono estranei ai nostri habitat, essendo di una varietà proveniente dall’Est Europa: una decisione che ha provocato conseguenze gravi, come testimoniato dai ripetuti danni provocati alle aziende agricole nel territorio del Parco dell’Alta Murgia in questi anni, con ingenti costi di risarcimento a carico dell’Ente (e quindi della collettività).

Da più parti si chiede un intervento delle istituzioni per evitare il verificarsi di incidenti e aggressioni ripetute (già avvenute). La soluzione, però, non può essere trovata a spese di animali incolpevoli, anch’essi vittime della situazione. Le istituzioni hanno il dovere di intervenire con metodi ecologici e non cruenti, come previsto dalla legge. Per questo le associazioni baresi Animal Law, ENPA, LAV e Nati per Amarti criticano la proposta dei consiglieri comunali baresi di centrodestra, che (come si apprende da fonti di stampa) hanno presentato un documento per richiedere all’amministrazione comunale di procedere con abbattimenti selettivi degli animali, attraverso un’ordinanza sindacale che affidi le operazioni alla Polizia Metropolitana in collaborazione con gli Uffici Regionali.

Se non si individuano ed eliminano le cause della proliferazione, anche l’eventuale abbattimento risulterebbe inutile e sarebbe soltanto un palliativo temporaneo. Nelle aree urbane è necessario eliminare tutto ciò che può attirare gli animali, vale a dire il cibo e quindi i cassonetti (come già indicato dall’Ispra a gennaio), attraverso la raccolta dei rifiuti porta a porta. A ciò si aggiunge l’importanza di formare i cittadini su come comportarsi in caso di incontri ravvicinati: ad esempio, i cani vanno tenuti al guinzaglio, perché spesso rincorrono i cinghiali, che si sentono aggrediti (ricordiamo che il cane è un parente del lupo, predatore del cinghiale) e per tutta risposta caricano il cane e il proprietario. Anche abbassare i limiti di velocità e segnalare il pericolo con cartelli è utile per evitare incidenti, così come si può pensare di recintare alcune zone, se necessario.

In aree extraurbane, bisogna ricordare che il lupo è tornato a popolare la Puglia e quindi contribuirà al contenimento dei cinghiali; inoltre, i cacciatori uccidono gli individui più anziani ma così lasciano che i giovani (più difficili da controllare) prendano il loro posto. La strada della caccia, quindi, non è quella giusta da percorrere. 

Lo strumento dell’ordinanza sindacale, infine, dovrebbe essere una misura d’emergenza e non strutturale. Se non si interviene alla radice del problema, questo riemergerà ciclicamente. Anche la proposta di legge regionale n° 568/A recante “Norme in materia di danni provocati dalla fauna selvatica, di tutela dell’incolumità pubblica e dell’ordine economico”, in discussione in queste settimane al Consiglio Regionale della Puglia, presenta numerose criticità che vorremmo sottolineare nella sede competente e non è risolutiva del problema.

Animal Law è una associazione che ha sede a Bari e si occupa di promuovere nuova legislazione sugli animali al passo con l’evoluzione delle conoscenze scientifiche e adeguata all’attuale realtà sociale. Info: www.animal-law.it – [email protected]